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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

Diego si era rivolto al Vaticano denunciando abusi subiti da un ex parroco insegnante di religione, il suo caso finì su tutti i giornali quando ebbe una risposta dal Papa, ma «da allora non si è mossa foglia» denuncia la Rete l‘Abuso Onlus

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Gennaio 2016
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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NAPOLI – «Basta essere presi in giro, ora voglio i fatti» dice alla Rete l’Abuso Onlus Diego, napoletano, vittima di pedofilia. «Dopo 6 anni di attesa che sono pesati come un macigno sulla sua vita, quella della moglie e i suoi 2 figli – è la nota dell’associazione – Diego ha deciso di intraprendere una clamorosa protesta, lo sciopero della fame ad oltranza. Diego è tra le altre cose l’unica delle vittime della Rete L’Abuso ad aver ricevuto una risposta scritta dal Vaticano, nella quale gli si prometteva di intervenire, ma dopo più di 2 anni, dopo l’assordante silenzio della Diocesi di Napoli che per ora si è limitata a nascondere il prete – riferisce la Rete sul suo sito – Diego non ce la fa più». «Le vittime chiedono giustizia e vedere impunito il proprio carnefice non è giustizia, ma un’ulteriore violenza», commenta. Con una breve nota inviata da Diego alla Segreteria di Stato Vaticana, alla Diocesi di Napoli, al cardinale Sepe e al vescovo Lemmo, annuncia che se entro 7 giorni non vedrà alcuna iniziativa concreta inizierà la sua civile protesta.

La storia è stata raccontata anche dal quotidiano La Repubblica. Diego, quarant’anni, accusa il suo ex insegnante di religione di aver abusato di lui quando ne aveva undici. Il Santo Padre risponde imponendo alla diocesi di Napoli di indagare mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale. E’ all’inizio del marzo 2014 che Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia accusando la Curia di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. «Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana» racconta. La missiva, datata 26 marzo 2014 firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: «Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica». La lettera informa inoltre che quanto comunicato «è stato portato all’attenzione del Dicastero competente».

Il 14 novembre successivo, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre «per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico di (…)». A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono il vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e il vice cancelliere della Curia partenopea. «Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare accertamenti» spiega Diego.

I fatti già denunciati a Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. Quel pomeriggio, racconta, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze dureranno per anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Molti anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri. Nel 2010 presenta una formale denuncia alla stazione dei carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli e scopre che il reato ipotizzato è caduto in prescrizione, allora contatta la diocesi: «Il cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita».

Dal 2010 al 2013 il presunto colpevole ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie la Rete L’Abuso, l’associazione di vittime di pedofilia, scopre l’ex parroco di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli) ad insegnare religione nell’istituto alberghiero Russo di Cicciano (diocesi di Nola) anche nell’anno scolastico 2012-2013.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/sociale/16_gennaio_12/vittima-prete-pedofilo-annuncia-sciopero-fame-oltranza-a8c5e79c-b953-11e5-b75a-169ae49dadd0.shtml?refresh_ce-cp

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