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Caso Pedofilia. La Curia di Napoli nella bufera : cancelliere arcivescovile condannato per aver svelato l’identità dell’abusato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Gennaio 2020
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Un comunicato ufficiale dell’Arcidiocesi di Napoli per far sapere che il caso dei presunti abusi sessuali su di un minore partenopeo era definitavamente chiuso.

Una risposta – senza se e senza ma – all’onda mediatica e alle accuse al cardinale Crescenzio Sepe di aver ‘dimenticato’ il dossier per anni in un cassetto dell’edificio di Largo Donnaregina.

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A far salire la pressione all’Arcivescovo era stato direttamente il Vaticano che inaspettatamente chiese conto del caso denunciato da un giovane: Diego Esposito – nome di copertura – oggi 43enne che dai 13 ai 17 anni nel quartiere napoletano di Ponticelli era stato abusato sessualmente dal suo insegnante di religione, don Silverio Mura.

Il caso scoppia come una bomba a livello nazionale anche perchè la trasmissione ‘Le Iene’ comincia a indagare e seguiranno numerosi articoli dei giornali. Lo stesso Diego Esposito esasperato dal silenzio di Largo Donnaregina, riesce nel corso di una udienza ad avvicinare direttamente Papa Francesco e gli consegna un dossier.

Gli uffici del Vaticano chiedono conto, la Curia di Napoli incassa, Sepe si chiude a riccio e asptta tempi migliori.

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Poi la controffensiva – al momento giusto un comunicato ufficiale – in pratica si spiega come gli uffici di Largo Donnaregina si siano mossi sul caso denunciato dalla presunta vittima. Nella sostanza dalle stanze ovattate della Curia si afferma che il caso degli abusi è chiuso.

La nota ufficiale è composta da 31 righe ed è sottoscritta da Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile e braccio destro del cardinale Crescenzio Sepe. Ciò che salta agli occhi e diventa oggetto di una denuncia penale e di una condanna l’aver reso pubblica l’identità di Diego Esposito.

Il suo vero nome compare per ben otto volte nella nota stampa e svelato al pubblico dall’incauta Curia di Napoli. Il nome della vittima di abusi – all’epoca dei fatti minorenne – non è più un segreto. Eppure la normativa sulla privacy è chiara: occorre tutelare minori e persone abusate. La vicenda è gravissima, assurda e forse non casuale.

Sta di fatto che Diego Esposito da quel giorno perdeil suo anonimato, il suo scudo protettivo. La sua famiglia finisce in un tunnel, lo stesso che ne gli anni Diego sposito aveva combattuto. Vicenda dolorosa che spinge Diego Esposito a denunciare la Curia di Napoli. Ne nasce un rinvio a giudizio e un processo.

L’imputato nella sua strategia difensiva cerca di non coinvolgere i vertici della Curia in pratica il cardinale Crescenzio Sepe, si affida al rito abbreviato e neppure cita testimoni a difesa del suo operato.

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Il 14 gennaio il giudice della quarta sezione penale del tribunale di Napoli Anna Laura Alfano ha reso pubblico il dispositivo con il quale condanna il cancelliere arcivescovile padre Luigi Ortaglio a quaranta giorni di arresto, con pena sospesa, e al pagamento delle spese legali, mentre rinvia la quantificazione del risarcimento dei danni a un giudizio da tenere in sede civile.

Il caso di Diego Esposito resta intatto nella sua drammaticità, ammonisce e mette in evidenza il vuoto che circonda la Curia Arcivescovile di Napoli. Una chiesa quella partenopea ferita a morte e in ombra.

L’arrivo di Crescenzio Sepe a Napoli fu frutto di una punizione inflitta da Papa XVI. Il cardinale Ratzinger, presidente della Dottrina della Fede nel corso del pontificato di Papa Giovanni Paolo II aveva sempre criticato quel prete venuto da Carinaro: troppo disinvolto, desideroso di potere e di fama. Sepe fu prima segretario di Papa Giovanni Paolo II poi responsabile del Grande Giubileo e presidente di Propaganda Fide. Non sono mancate indagini e delicate inchieste a carico di Sepe tutte finite sul binario morto.

Non appena Ratzinger ascese al soglio di San Pietro e divenne Papa chiuse la porta del Vaticano a Sepe inviandolo a Napoli.

Strana e particolare è anche la condizione di Sepe che resta arcivescovo della città nonostante abbia raggiungo i 75 anni e quindi dovrebbe essere in pensione da due anni.

Il porporato aggirando, infatti, il diritto canonico e forse in ragione del suo presunto blasone vaticano si è auto-prorogato il mandato a Largo Donnaregina con una sorta di silenzio assenso di Papa Francesco.

La sentenza del 14 gennaio scorso nei fatti dovrebbe contribuire e indurre Papa Francesco a voltare pagina a Napoli, liberare la chiesa partenopea da troppi anni ostaggio dei mercanti nel tempio.

Arnaldo Capezzuto

Caso Pedofilia. La Curia di Napoli nella bufera : cancelliere arcivescovile condanno per aver svelato l’identità dell’abusato

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