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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Preti e pedofilia, noi cattolici cinici

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Novembre 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Lucetta Scaraffia LA STAMPA – La colpa è nostra. La colpa è di noi, cattolici italiani, che – nonostante i tanti scandali, le tante prove (basta dare un’occhiata al sito della rete l’abuso)- non siamo stati capaci di chiedere alla conferenza episcopale una indagine vera, autonoma, sugli abusi commessi dal clero nel nostro paese, come è stato fatto dai cattolici francesi e dai cattolici portoghesi, che hanno obbligato a questa scelta le loro gerarchie ecclesiastiche. E neppure i laici se ne sono interessati, mettendo ad esempio in campo una inchiesta come ha fatto in Spagna il quotidiano laico Pais.

Noi cattolici italiani siamo evidentemente cattolici  cinici. Per noi evidentemente la chiesa non è un luogo dello spirito ma una semplice istituzione di potere a cui è più prudente non contrapporsi. Mai. Solo questo può spiegare il fatto che i vescovi italiani e il loro presidente ci presentino una inchiesta che non è possibile definire altro che vergognosa, spacciandola per un lodevole passo  avanti nella lotta contro gli abusi. Una inchiesta che si basa solo sugli ultimi due anni, cioè gli unici in cui sono stati aperti – e neppure in tutte le diocesi – appositi centri di ascolto per le vittime.

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Una inchiesta infine che non tiene conto delle denunce presso alla giustizia penale italiana, quasi che  tutti dovessero e potessero fidarsi dell’autorità diocesana e delle sue pseudo indagini. Una inchiesta quella della CEI, che già nel titolo Proteggere, prevenire, formare rivela che i vescovi preferiscono non parlare di giustizia. L’attività prevalente di tutti i centri, di tutte le commissioni (sempre numerose e così inutili che spesso non sono neppure mai convocate ) che la chiesa mette in campo è la “formazione”.

Un termine passepartout continuamente usato nel mondo ecclesiastico per coprire imbarazzi, per soffocare scandali o conflitti interni. Ma il clero italiano ha veramente bisogno di una formazione apposita per sapere che non bisogna abusare di minori e di donne? C’è bisogno veramente di una formazione perché i fedeli si accorgano se cominciano a intercorrere rapporti inappropriati fra un prete e dei giovani? Quello che è necessario piuttosto è coraggio, è soprattutto farla finita con l’antica abitudine clericale di soffocamento degli scandali, alla prassi di far finta sempre di non vedere. E sia chiaro: un eventuale cambiamento del genere sarà vero e credibile solo se i colpevoli verranno riconosciuti e puniti, se no tutto il resto è finzione e aria fritta.

Come è finzione riempire di psicologi e educatori i centri di ascolto dedicati alle vittime: quasi che il problema fosse ridurre l’abuso a un problema psicologico personale delle vittime stesse e non innanzi tutto un reato da denunciare. Del resto, non a caso anche per i colpevoli il documento della CEI  parla sempre di rieducazione, assistenza…mai di denuncia.

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Si, ci sono soprattutto laici, in questi centri di ascolto, anche un buon numero di donne. Ma chi sono?  Uno almeno so chi è, è l’avvocato che abitualmente difende i preti abusatori. Che è come dire mettere le vittime nella bocca del lupo. Il metodo dei centri è il preludio per passare  al patteggiamento. Quel patteggiamento per  in cui una famiglia indigente – i minori abusati sono sempre poveri – riceve una somma risibile in cambio del silenzio.

I centri di ascolto sono minuziosamente monitorati dalle gerarchie diocesane, sono ben attenti a non informare l’opinione pubblica, vivono in una atmosfera di soffocamento  forte; solo in Calabria, pare, hanno stabilito un rapporto con il Tribunale dei minori. Vantano pure una fitta attività di messe per le vittime, in cui, però, non si chiede mai perdono. Quale differenza con la chiesa francese! La quale ha avuto il coraggio di dar vita a una inchiesta indipendente e di avviare un percorso liturgico di perdono da parte della Chiesa, oltre che preoccuparsi di risarcire dei danni le vittime.

Nella chiesa italiana invece nulla di tutto questo. La chiesa italiana preferisce tenere gli occhi chiusi fingendo di aprirli. Ma davvero ci meritiamo una chiesa siffatta?

Lucetta Scaraffia – LA STAMPA del 19 novembre 2022 pag. 27

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